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Vivere in Giappone – Intervista a Marco di Darkside of Japan

Oggi siamo in compagnia di un veterano del paese del sol levante e lo intervisteremo sulla vita in Giappone, parliamo ovviamente di Marco di Darkside of Japan.

Cosa consiglieresti ad un giovane che ha intenzione di trasferirsi in Giappone?

Intanto gli consiglierei di studiare il paese dal punto di vista linguistico e sociale già prima di partire. Gli consiglierei di non ascoltare i tanti blog e canali youtube che ne parlano senza avere le reali nozioni e conoscenze per farlo. C’è molto “misunderstanding” ( fraintendimento ) quando si parla di Giappone, soprattutto sul web. Questo perché tanti blogger e youtuber ne parlano senza avere una vera esperienza di vita vissuta in questo paese. Ci sono i turisti che ci sono venuti solo per un breve periodo e hanno visto solo la superficie, solo il prodotto che i giapponesi vogliono vendere allo straniero in vacanza ( gentilezza, pulizia, efficienza nei servizi e nei trasporti, attrazioni turistiche ). Ci sono persone che abitano qui perché sono sposati con un coniuge giapponese, ma che in realtà non vanno oltre la loro realtà familiare quotidiana, senza parlare con le altre persone, senza lavorare, senza capire gli aspetti sociali e culturali del paese, protetti dalla campana di vetro dei privilegi burocratici che derivano dal visto matrimoniale.295985_2479981604885_1178339637_n

Ci sono persone che per loro stessa ammissione fanno video e siti per pubblicizzare scuole di lingua giapponese, agenzie di viaggio e tour operator; questi ultimi sono video che tendono a dare un’idea troppo “ facile “ del Giappone. Lo dipingono come un paese che accoglie gli stranieri, un paese dove c’è lavoro ( non è assolutamente vero ), un ‘isola felice ed efficiente dove poter andare in vacanza o addirittura vivere, dimenticando i disagi italiani. Oltre a darne un’idea falsata, ne fanno vedere anche gli aspetti più banali come attrazioni turistiche che stanno sulle guide già da decenni e punti di ristoro low budjet ( ma anche low quality ). Insomma… spesso il Giappone su internet , non è il vero Giappone.

Trasferirsi in Giappone non è come trasferirsi a Londra o a Berlino. Il Giappone è un paese asiatico e ci vuole il visto. I visti da turista e studente sono facili da ottenere, bastano un po’ di soldi da parte. Il visto di lavoro è difficilissimo da avere se non si è laureati e non si parla giapponese oppure se non si hanno sponsor o parenti che ti possano raccomandare. Ultimamente il Giappone ha aumentato il numero delle borse di studio per stranieri, per accoglierli e magari inserirli nel mondo del lavoro nipponico. E’ una cosa buona per chi ha una laurea, per chi ha studiato giapponese o lingue straniere. Ma se qualcuno vuole trasferirsi per trovare lavoro, senza avere una laurea, senza saper parlare giapponese almeno a livello N2, beh… allora consiglio di trasferirsi nel nord-est italiano; sicuramente ci vorrebbero meno soldi e le possibilità di trovare lavoro sarebbero molto molto più elevate.

 

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Prima di trasferirsi in Giappone bisogna conoscere la lingua o è possibile studiarla sul posto partendo da zero?

E’ possibile studiarla da zero sul posto, ma per arrivare a un livello N2, secondo me due anni ( che è il limite del visto studentesco ) non bastano. Consiglio vivamente di arrivare almeno ad un N3 studiando grammatica e kanji in Italia e poi andare a studiare giapponese in Giappone, partendo già da una classe intermedia e avendo già gli strumenti linguistici per poter elaborare concetti e relazionarsi con le persone.

Mediamente quanto costa studiare in Giappone?

La scuola che ho frequentato io mi è costata 300.000 yen per 6 mesi ( ottima scuola con insegnanti preparati ). Poi ovviamente ti ci vuole un alloggio : io consiglierei un residence per stranieri ( 50.000-70.000 yen al mese ). Sconsiglierei il dormitorio che la scuola ti propone ( 20.000 – 30.000 yen al mese, ma gli scarafaggi potrebbero venire a farvi visita la notte ). Contrariamente a quello che si pensa, non tutto in Giappone è pulito e ordinato. Se una cosa costa troppo poco, c’è sempre qualcosa sotto. State attenti! Poi ovviamente dovete bere e mangiare. Le mense delle università offrono cibo economico e casereccio di qualità accettabile. Di solito vicino alle scuole o alle università ci sono vari ristorantini dove si mangia cucina familiare a giusti prezzi. Eviterei i cibi precotti o confezionati del convenient store perché a lungo andare ve ne accorgerete…

In Italia si dice che i giapponesi siano molto nazionalisti ma spesso c’è chi confonde il nazionalismo con il
razzismo. Cosa puoi dirci a riguardo?

Il razzismo giapponese è totalmente diverso da quello a cui siamo abituati noi. Il Giappone è un’isola e fino alla metà dell’ 800 è stato chiuso all’estero, considerando un nemico ( tranne rari casi di interesse economico ) chiunque sbarcasse dall’entroterra. E’ chiaro quindi che la visione dello straniero sia particolare e influenzata dalla cultura storica. “Lo straniero non sta né sopra, né sotto. Lo straniero sta fuori.” ( cit. Yukiko n ). Viene infatti definito “Gaijin”, persona che sta fuori. E’ una cosa normale per loro pensarla così. Non lo fanno apposta e neanche con cattiveria. E’ così e basta. Uno straniero non sarà mai considerato giapponese, neanche se imparentato o sposato con qualcuno. Se è necessario per i giapponesi, potrà lavorare, potrà commerciare, ma sarà sempre al di fuori della piramide sociale. Non è quindi un razzismo violento, ma psicologico e anche inconsapevole per certi punti di vista. Lo straniero ne deve essere consapevole. Deve capire lo stato d’animo giapponese, altrimenti in Giappone non ci vive.

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Anzi, deve addirittura trarre vantaggio dalla sua condizione di “Gaijin”: infatti, anche se, da una parte, lo straniero non potrà mai fare la carriera di un giapponese e non avrà mai i diritti di un giapponese, allo stesso tempo non è tenuto ad osservare le tante regole non scritte di “ common sense “, di buon senso, che ci sono in Giappone, soprattutto sul lavoro ( salutare in un certo modo, sedersi in un certo modo, vestirsi in un certo modo, fare straordinario forzato, non prendere il solo al mare, non prendere ferie e non attaccarle alle feste comandate,ecc ). Insomma, da una parte ti dicono che tu non fai parte del loro gruppo, ma proprio per questo, non si arrabbiano più di tanto se tu non fai le stesse cose loro.

Ovviamente se vieni qui e giri solo nei luoghi di interesse turistico ( stile templi e quartieri commerciali ), sarai trattato da re, sempre aiutato e invitato in qualsiasi negozio dalla vecchietta di turno che sarà ben felice di offrirti il tè e ben felice di farti i complimenti per la pronuncia del tuo “ Arigatou “.

Cosa non bisogna assolutamente fare in Giappone?

Mah…in realtà sono più le cose che si possono fare rispetto a quelle da evitare proprio. Si può ruttare leggermente, tirare su il brodo, riempirsi la bocca con quantità enormi di cibo. Per le cose che non si possono fare, basta guardare un cartone animato degli anni ’80, dai….

Ad un turista che decide di recarsi per la prima volta in Giappone, cosa consiglieresti di visitare?

Dipende dai suoi interessi. Se vuole fare shopping consiglio Tokyo e Osaka. Se vuole la natura consiglio la zona del monte Fuji e la penisola di Izu ( zona Kanto, Tokyo ). Consiglio di visitare il Kyushu : la città di Fukuoka è la città del futuro ( andare a studiare lì non sarebbe male ), poi da Nagasaki puoi andare in nave nelle isole tropicali vicine e puoi visitare l’isola abbandonata di Gunkanjima. Ci sono anche tante sorgenti termali di grande interesse. Io abito a Kyoto e consiglio il tempio Byodoin e il Fushimi inari. Consiglio anche Ohara. Sinceramente eviterei il castello di Nijo e il Kinkakuji ( tempio d’oro ), perché sono dei plasticoni rifatti. La gitarella che parte da Gion e arriva al Kiyomizu passando dal tempio Yasaka non è male , ma ormai è una baracconata. Consiglio vivamente il tempio Kodaiji nel periodo del light up notturno in autunno. Consiglio vivamente la Via della filosofia ( chiamata erroneamente “via del filosofo” ) nel periodo dei ciliegi. Consiglio infine Okinawa, che sembra un paese a sé.


11080853_10206927919342476_4297371265656655559_oDa quanto tempo vivi e lavori in Giappone?

Ci vivo da 10 anni circa. Ci lavoro da 9. Sono venuto qui con il visto da studente. Ho superato l’esame N2 e ho trovato un impiego, ricevendo poi un visto di lavoro.

Puoi dirci i PRO e i CONTRO del Vivere in Giappone?

Fra i PRO sicuramente le tante comodità come l’efficienza dei trasporti e delle stazioni ( attenzione perché questo è un discorso valido solo per le città. Le campagne spesso sono lasciate in una condizione di fatiscenza ). Dentisti, chiropratici e agopunturisti costano pochissimo e se si ha l’assicurazione sanitaria, non costano quasi niente. E poi lo stipendio medio considerato dignitoso è circa il doppio rispetto a quello italiano , se si considera il potere d’acquisto che ne deriva ( sempre parlando di lavoro vero, con visto di lavoro… non lavori part-time o abusivi ).

Fra i CONTRO, sicuramente la stratificazione sociale, che porta tante persone a soffrire. Gli stranieri in primis ne possono soffrire perché considerati addirittura fuori da essa. Ma chi ne soffre di più sono i giapponesi stessi. Le regole non scritte di senso comune e le etichette che le persone prendono se non le seguono sono tante. Spesso portano al mal di vivere e al suicidio. Almeno una volta al mese fra Kyoto e Osaka, una persona si butta sotto un treno.

Conta molto la raccomandazione, conta molto il nome di tuo padre, il nome dell’università frequentata, della scuola superiore, addirittura il nome dell’asilo. Addirittura conta anche il quartiere in cui vivi.313264_2487387590030_919695478_n

 

Le amicizie sono superficiali e restano legate al gruppo. Anzi, il gruppo viene prima degli amici. Io giocavo a calcio al campus dell’università e avevo alcuni amici. Giocavamo 2 volte alla settimana, ma in 3 anni siamo andati a mangiare fuori 3 volte scarse. Una volta che il campo è stato chiuso, il gruppo si è sciolto in modo del tutto normale e tutti si sono persi di vista ( in modo del tutto normale ), come se quello che importasse veramente fosse il campo ( il gruppo del calcio ), non gli amici presi singolarmente che ci giocavano. Per i giapponesi è normale chiamare “amico” una persona che vedi una volta all’anno, se capita, per due ore al ristorante

Una domanda per alcuni curiosoni di MondoManga,c’è chi sostiene che trovare moglie in giappone sia facile per un occidentale perché si vocifera che le ragazze giapponesi siano attratte dall’uomo occidentale, è verità o si tratta di una leggenda metropolitana?

Mia moglie è italiana. Lascio questa domanda ad altri. La maggior parte delle donne giapponesi comunque, rispettando il common sense, desidera sposarsi con un uomo giapponese e soprattutto benestante.

Di cosa ha bisogno un’occidentale (nel nostro caso italiano) per vivere in Giappone?

Penso di averlo ampiamente già detto. In ogni caso, iscrivetevi al mio canale youtube DARK SIDE OF JAPAN per qualsiasi tipo di informazioni e video dal Giappone, riguardanti il Giappone. Ci sono molti video dedicati ai visti, al lavoro, agli appartamenti, alle scuole di lingua, alle borse di studio, ecc. Ci tengo a precisare che il termine “dark” non significa “ negativo”. E’ una citazione del titolo dell’album dei Pink Floyd , “Dark side of the moon”. Nella poetica di Roger Waters, leader del gruppo, il lato oscuro della luna è una cosa nascosta, che non si vede ma che esiste; è il lato più lunatico ma allo stesso tempo più vero presente in ognuno di noi, nascosto però dalla maschera delle convenzioni sociali. Allo stesso modo DARK SIDE OF JAPAN si offre di dare una visione oggettiva, a 360 gradi, del “fenomeno” Giappone, presentandone i suoi aspetti più veri che si celano dietro la superficie e dietro la marea di informazioni più o meno fuorvianti che inondano il web. Non so se quello che mostro nel canale sia per voi positivo e negativo, ma è sempre la verità. Questo è Dark side of Japan.

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