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Intervista al creatore di Death Note!

Oggi vogliamo condividere con voi , l’intervista fatta al creatore di Death Note e Bakuman, stiamo parlando di Takeshi Obata, uno degli ospiti più importanti del Lucca Comics & Games del 2012.

Prima di lasciarvi all’intervista, vogliamo riportarvi qualche dettaglio su Takeshi Obata,disegnatore che ha dato il suo contributo in manga, light novel e videogiochi. Tra i suoi lavori vi sono Deathnote, Bakuman, Castlevania Judgement e l’adattamento del videogioco di Blue Dragon! L’intervista che segue è stata fatta da Marco Pelliteri. Non ci resta che augurarvi una buona lettura.

 
Domanda: Cosa ne pensa delle edizioni italiane delle sue opere?
Obata: Mentre stavo disegnando naturalmente io non avrei mai immaginato di venire pubblicato anche in Italia, quando ho saputo che veniva distribuito e che stava vendendo assai bene mi ha fatto piacere. Poi, mi hanno detto che anche qui a Lucca, ieri, sono state vendute 600 copie. Sono molto felice, quindi grazie a voi.

In Hikaru no Go, tre dei personaggi principali hanno dei nomi legati alla luce, invece in Death Note il protagonista si chiama Light. C’è una continuità tra le due opere?
Mi spiace [ride], ma in Hikaru no Go e Death Note gli sceneggiatori sono diversi e quindi ovviamente si tratta di una coincidenza. Non c’è una continuità.

In passato nella sua carriera ha lavorato con diversi sceneggiatori. Come si è riflesso il diverso modo di sceneggiare nell’impostazione delle sue tavole?
La differenza non risiedeva tanto nel fatto che gli sceneggiatori erano differenti. Hikaru no Go è una storia molto reale, mentre Death Note contiene elementi fantasy. Se ho incontrato difficoltà è stato per via del genere, non tanto perché gli autori erano diversi. Come autore devo entrare nel mondo della narrazione, sia con una storia reale, che con una di fantasia. Per Death Note, prima di iniziare ho viaggiato a Roma, quello che ho visto mi ha aiutato tanto a creare il suo mondo.

Come è nato il duo Obata-Ohba? La vostra intesa è stata immediata oppure è cresciuta nel tempo?
Con Ohba siamo andati subito d’accordo, perché quando ho letto la sua sceneggiatura mi ha colpito e mi sono molto interessato.

Nei suoi due manga più famosi in Italia: Death Note e Bakuman, vi sono storie e personaggi completamente diversi. Quale dei due è stato il più complicato da realizzare?
E’ vero che sono due mondi diversi, ma come avevo detto prima, le sceneggiature di Ohba erano molto interessanti e le storie mi hanno coinvolto fin da subito. Lo stesso è stato per i personaggi, se ho incontrato difficoltà è stato con la sagome di Ryuk per Death Note e con Saiko per Bakuman. Ho trovato questi due personaggi un po’ difficili da realizzare.

In Giappone sono stati creati vari film live action ispirati a Death Note e da diverso tempo si parla di un remake americano. Volevo sapere cosa ne pensava e se le sarebbe piaciuto che restasse in Giappone con Light studente o se invece le sarebbe piaciuta una nuova versione ambientata in America con dei cambiamenti. Inoltre, che attori e registi preferirebbe?
È vero che c’è questa voce di un remake a Hollywood. Se veramente si realizzasse ne sarei davvero felice, ma per ora non è niente di sicuro. Nella maggior parte dei casi, preferirei che rimanesse fedele all’originale, ma non mi dispiacerebbe se lo realizzassero a Hollywood con scene d’azione molto esagerate, come fanno loro, con un alto budget. Mentre per registi ed attori non ho idee, possono decidere come vogliono. Mi basta che lo facciano. Magari Johnny Depp… [ride]

Qual è il personaggio che ha amato più disegnare e quello che le è stato maggiormente antipatico?
In Death Note, mi sono divertito tantissimo a disegnare gli Shinigami, gli dei della morte, specialmente Ryuk che mi è molto simpatico. In generale mi sono divertito sempre, tuttavia un personaggio mi è più antipatico, quello di Misa Amane. Non solo lei, trovo difficoltà con tutti i personaggi femminili, perché io non capisco bene le donne, quindi mi creano dei problemi. [tutti ridono]

Bakuman parla di mangaka, del mestiere di Ohba e del suo. Quanto di quello che viene raccontato su Bakuman corrisponde al suo lavoro quotidiano?
La maggior parte di quanto raccontato in Bakuman corrisponde alla realtà, infatti mentre disegnavo soffrivo, perché provavo empatia per quei personaggi. Quello che stavano vivendo quasi coincideva con quello che avevo vissuto.

La sua prima opera Cyborg Jii-chan G è l’unica nella sua carriera in cui la vediamo sia in veste di sceneggiatore che di disegnatore. Da Arabian Majin Bokentan Lamp Lamp si è occupato solamente dei disegni. Cosa l’ha spinta verso questa decisione? C’è la possibilità che lei in futuro torni a sceneggiare un suo fumetto?
A me piace molto disegnare, ma non mi ritengo bravo a inventare una storia. Quindi se c’è qualcuno che si occupa della sceneggiatura io posso concentrarmi sul disegno e aspirare alla perfezione. Mi piace questo modo di lavorare. Per ora non ho intenzione di creare mie storie, ma se in futuro mi venisse in mente qualche idea interessante, può anche darsi.

Com’è venuta l’idea per Death Note di realizzare un manga con un protagonista antieroe, un personaggio che potrebbe rientrare tra i cattivi di una storia piuttosto che tra i buoni?
Come sapete [ride] c’è stato tutto un lavoro di sceneggiatura dietro Death Note, quindi questa idea viene da Ohba e non da me. Comunque, appena letto per la prima volta, mi sono meravigliato del protagonista. Era un discorso nuovo, perché fino a quel momento si erano viste tante storie con il protagonista buono e l’antagonista cattivo, dove il protagonista batteva l’antagonista e quest’ultimo era sempre il suo nemico. Questa era la regola, mentre in questo caso, Ohba ha messo il cattivo nel ruolo di protagonista. Una prospettiva nuova, con la quale mi sono divertito moltissimo.

Quanto è stato importante Hikaru no Go nella sua carriera e nella sua crescita artistica?
Hikaru no Go è stata una grande occasione per andare avanti e cambiare. Grazie a questo manga ho potuto approfondire la qualità dei miei disegni. L’incontro con il maestro Yumi Hotta e con il suo modo di lavorare mi ha anche permesso di imparare molte cose, così ho potuto capire appieno il significato della parola autore.

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