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La pena di morte “Giapponese” raccontata da una guardia carceraria

Correva l’anno 1889 quando in Italia fu abolita la pena di morte, ma ancora valida in Giappone. Ma in cosa consiste? Ce lo dice una guardia carceraria del sol levante intervistata da Abema TV. Il suo nome è Hirohiko Fujita ed ha prestato servizio per 33 anni nella prigione di Osaka.

La verità sulla pena di morte in Giappone

Al termine di un turno notturno in prigione, hanno chiesto a me ed altre 4 guardie di accomodarci in una sala d’attesa per partecipare ad un’esecuzione capitale e premere un pulsante. C’erano 5 bottoni identici e gli agenti dovevano spingere un bottone a testa nel medesimo istante, nessuno di noi sapeva quale dei bottoni era connesso al patibolo. Non possiamo smettere un’esecuzione quando è in corso, c’è una leva di emergenza nel caso in cui vi siano dei malfunzionamenti, è per questo motivo che scelgono qualcuno di fidato.

Il condannato a morte era un uomo di 70 anni, il quale fu dato in custodia ad un sacerdote buddista incaricato di redimerlo, purtroppo l’assassino violento e uccise la moglie e la figlia, per tanto fu condannato alla pena di morte per impiccagione. A volte i condannati vengono informati sull’esecuzione in anticipo altre volte lo si avverte il giorno stesso. Quando i condannati capiscono cosa sta per accadere, ringraziano ogni singola guardia e in quel momento non possiamo fare altro che dirgli Buona Fortuna e di Stare Tranquillo.

Il settantenne venne condotto nella stanza delle esecuzioni dove fu collocato un piccolo altare per le sue ultime preghiere, io ed altri ci ritrovammo da li a poco nella stanza dei bottoni, dove solo uno di questi è collegato alla botola del condannato. Il nostro compito è quello di premere i pulsanti contemporaneamente, in questo modo nessuno di noi sa quale pulsante ha portato l’uomo alla morte. Terminata la preghiera, il prigioniero viene ammanettato e le sue gambe legate e gli occhi bendati, infine il cappio viene stretto al collo.

Il compenso per il disturbo ammontava a 3.000 yen. Non ne ho mai parlato con nessuno anche perchè nessuno mi ha mai chiesto nulla a riguardo. Credo che il motivo sia una sorta di rispetto o come la chiamano molti “dignità della morte”. 

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