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Lavorare in Giappone provoca il pianto

Se la vita da turista in Giappone è tutta rosa e fiori, non possiamo dire lo stesso per coloro che lo vivono. I ritmi lavorativi nel paese del sol levante non sono dei migliori, e dove in alcuni paesi si lavora per vivere, in Giappone si vive per lavorare. I ritmi lavorativi sono intensi e frustranti, portando il singolo individuo a trascorrere più tempo in azienda che a casa con la propria famiglia.

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Lavorare in Giappone è stressante

C’è chi a causa del forte stress decide di togliersi la vita, chi invece si sfoga con un pianto, a svelarcelo è stato il portale My Navi, il quale ha deciso di condurre un indagine prendendo 405 individui come riferimento tra uomini e donne, finalizzando una stima di quanti lavoratori in Giappone arrivano al pianto. Pare che circa il 24,1% quindi 1 lavoratore su 4 scoppia in lacrime chiudendosi in bagno per non farsi vedere dagli altri.

Il pianto è scaturito dal fatto che i dipendenti credono di non aver fatto un buon lavoro, incolpando se stessi per non essere riusciti ad ottenere le attenzioni o i complimenti dal proprio capo e dai colleghi di lavoro.Piangere in Giappone non è un segno di debolezza, esiste un termine specifico ossia otoko namida che tradotto significa lacrime d’uomo ma lo si fa lontano dagli sguardi indiscreti, sopratutto sul posto di lavoro, a differenza delle donne che vengono viste o meglio etichettate come carine durante il pianto.

Se avete intenzione di vivere in Giappone dovete prepararvi a lavorare tutto il giorno, senza sosta, a meno che non possediate una società tutta vostra. Vivere il paese da turista è piacevole, indipendentemente dalla sua durata, ma quando il turismo diventa vita, la situazione è ben diversa.

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